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| ~ monografie romane ~ obelischi · I parte · |
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Roma è la città col maggior numero di obelischi al mondo: ci sono almeno 19 guglie
sparse nelle piazze cittadine e nei giardini di nobili ville.
Alcuni autori includono fra di esse anche una scultura moderna, e forse anche altre strutture potrebbero essere considerate "obelischi" in un'accezione più ampia del termine, ma queste pagine si limiteranno ad occuparsi solo di quelli tradizionali. |
La maggior parte delle guglie di Roma sono antiche: provengono dall'Egitto,
da dove gli imperatori le riportavano in patria nei primi secoli dopo Cristo, quando
il nord Africa faceva parte dell'Impero Romano. Nella loro terra di origine questi monumenti venivano realizzati con finalità religiose e celebrative, che spesso erano menzionate dai loro geroglifici, ma gli imperatori romani li volevano solitamente per puro abbellimento di circhi, templi e tombe, trascurando del tutto le iscrizioni che il loro fusto recava. Queste guglie erano così gradite che a Roma vennero prodotte persino delle imtazioni di quelle originali egiziane. La maggior parte di questi obelischi si trova ora dove papa Sisto V (1585-1590) le fece ricollocare nell'ambito del suo importante programma di sistemazione della città, che contribuì in modo sostanziale a trasformare l'aspetto di Roma da medioevale a barocco. |
particolare dell'obelisco di fronte al Pantheon |
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l'obelisco tra il Palazzo del Laterano (a sin.) e il transetto della basilica (dietro) |
Il più antico e più alto obelisco di Roma è quello in piazza San Giovanni in Laterano, tra l'ingresso al transetto della basilica di San Giovanni e il Palazzo del Laterano. Scolpito in granito rosso, misura poco
più di 32 metri in altezza, oltre 40 m con la base, e pesa 230 tonnellate. In origine sorgeva davanti al Tempio di Amon a Tebe (Karnak, in egiziano), dove lo fece realizzare il faraone Tutmosi III nel XV secolo aC. |
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Entrambi gli obelischi caddero, quando nel corso dei secoli il circo andò in disuso, e furono sepolti
a causa dell'innalzamento del livello stradale.
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veduta dall'alto dell'obelisco Flaminio |
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l'obelisco davanti alla basilica di San Pietro |
Anche piazza San Pietro ne ha uno, senza geroglifici, sicuramente il più famoso obelisco di Roma in epoca antica. È alto 25.5 metri, ma con l'alta base e lo stemma bronzeo sulla cima misura circa 15 metri in più. Proviene da Eliopoli. L'imperatore Caligola lo fece trasportare qui nel 37 dC, per usarlo come decorazione della spina del circo che stava costruendo; terminato qualche anno dopo dal suo successore, era noto come Circo di Nerone. Poiché la basilica di San Pietro fu fondata presso i resti del circo, per un tempo lunghissimo l'obelisco rimase sul fianco sinistro della basilica. |
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Detto l'aguglia durante il medioevo, fu uno dei monumenti leggendari di Roma
per via di un globo bronzeo posto alla sommità, che si riteneva contenesse le ceneri di Giulio
Cesare. Probabilmente la leggenda ebbe origine da un'antica dedica incisa alla base dell'obelisco, oggi difficilmente leggibile, nel quale si trova il nome del celebre personaggio. Durante i lavori per la riedificazione della basilica di San Pietro, Sisto V fece trasferire l'obelisco al centro della piazza (1586); ciò si rivelò un lavoro improbo per il famoso architetto Giovanni Fontana, i cui 900 operai impiegarono quasi sei mesi per portare a termine l'opera. |
| (a sin.) il Circo di Nerone in una pianta dell'antica Roma del 1561, in cui è visibile il globo leggendario, oggi ai Musei Capitolini (in alto); (in basso) i leoni di bronzo su cui l'obelisco venne poggiato |
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Il papa, la cui avversione per le credenze popolari era ben nota (cfr. Roma leggendaria, pagina 7), decise di porre fine a questa "impura superstizione", come dice l'iscrizione latina su uno dei lati dell'alto basamento, e fece rimuovere la sfera che venne aperta. Ovviamente fu trovata vuota.
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le imprese araldiche che rimpiazzano la sfera |
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L'antica sfera di bronzo non venne distrutta: è ora esposta ai Musei Capitolini. Se ne può apprezzare in dettaglio un curioso particolare: la sua superficie è costellata di proiettili sparati dai Lanzichenecchi, i mercenari di Carlo V che misero a ferro e fuoco la città durante il sacco di Roma del 1527, e che verosimilmente per divertirsi usarono la sfera, allora ancora sulla sommità dell'obelisco, come un bersaglio. |
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Anche questo proviene da Eliopoli, risalente al 600 aC circa; i suoi geroglifici citano il faraone Psammetico II, che fece realizzare il monumento in onore del dio Ra (cioè il sole), da cui il nome alternativo della guglia, ache detta "obelisco solare". L'imperatore Ottaviano Augusto lo fece portare a Roma, collocandolo nella parte settentrionale del Campus Martis o Campo di Marte, un vasto terreno destinato alle esercitazioni militari e agli sports, corrispondente all'area compresa tra il Pantheon, il Campidoglio e il Tevere (vedi Rione IV). Qui l'obelisco veniva usato come un'enorme meridiana; poggiava su un'enorme quadrante di travertino, sul quale le ore e i giorni erano segnate con tacche di bronzo. Era anche orientato stategicamente, così da far giungere la propria ombra nel centro esatto dell'Ara Pacis nel giorno del compleanno dell'imperatore, il 23 settembre. Cadde probabilmente attorno all'XI secolo, venendo poi progressivamente coperto dalla terra e da altri resti. |
(in alto) il globo bronzeo col foro e le tacche sul pavimento della piazza; (a sin.) veduta dell'intero obelisco e dettaglio del cartiglio del faraone |
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l'obelisco di Villa Celimontana |
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II parte |
III parte |
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