
l'arco in un'incisione del primo XVII secolo
Apparentemente, la struttura era decorata solo sul lato rivolto a nord; tutte le rappresentazioni grafiche esistenti ne ritraggono la medesima facciata.
L'arco era detto di Portogallo perché l'edificio a cui si appoggiava sul lato sinistro (orientale) della strada, palazzo Fiano, era l'abitazione romana dell'ambasciatore portoghese. |
Circa a metà dell'odierna via del Corso (una volta detta via Lata), all'incrocio con via della Vite, fino alla metà del XVII secolo un grosso arco di età romana scavalcava la carreggiata, congiungendo i due palazzi sui lati opposti della strada. In origine consisteva in un unico fornice, con una coppia di colonne su ciascun lato; in mezzo a queste ultime era affisso un pannello in rilievo. Il tutto era poi sormontato da una cornice con un fregio a girali.

odierna veduta del luogo dove sorgeva l'arco;
Palazzo Fiano è il secondo a sinistra
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l'Arco di Portogallo, secondo Alò Giovannoli (1615) |
Quale funzione avesse l'arco non è chiaro; qualcuno ha ventilato l'ipotesi che avrebbe potuto trattarsi di un fornice decorato appartenente ad un ramo di acquedotto, in particolare quello che avrebbe condotto l'Acqua Virgo dal colle Pincio alle Terme di Nerone in Campo Marzio. A parziale conferma di ciò, nelle stampe dei secoli XVI-XVII che lo mostrano ancora in sede, si notano alla base due fontanelle del tipo a "beveratore", che sarebbero state alimentate dallo stesso acquedotto. |
Del resto, è incerta anche la datazione dell'arco: i più propendono per una struttura del II secolo, forse realizzata utilizzando parti provenienti da altre costruzioni. Nei rilievi infatti era raffigurato un soggetto più antico, l'imperatore Adriano e sua moglie (I secolo). Ciò fece sì che già dal medioevo l'Arco di Portogallo venisse chiamato Arco di Adriano, anche se non mancarono altre denominazioni, fra le quali Arco di San Lorenzo in Lucina (la maggiore chiesa del rione, situata nella vicina piazza), Arco di Tropholi, con riferimento ai trofei di qualche vittoria, Arco di Tripoli, probabilmente ispirato a tre città (in greco tri polis) per chissà quale ragione, o anche Tres Faciclas o Facicelas (dall'oscuro significato). |

l'arco lungo via Lata (freccia) e San Lorenzo in Lucina (punto), 1593 c.ca |
Verso l'XI secolo una metà dell'arco andò distrutta: ciò comportò la perdita della colonna dello stesso lato e di una parte del fregio, ma non del rilievo. La porzione mancante venne ricostruita, e qualche tempo dopo vi furono anche edificati sopra alcuni ambienti, forse un'intera abitazione.

un'acquaforte di Luigi Rossini (1835 c.ca),
ispirirata ad illustrazioni dell'arco più antiche |
Venne demolito da Alessandro VII nel 1662. La sua rimozione, così come altri lavori negli anni che seguirono, puntò a migliorare la viabilità della strada. Infatti durante il Carnevale in via del Corso aveva luogo a famosa corsa dei Barberi, per la quale l'arco doveva costituire senza dubbio una pericolosa strettoia.
Le uniche parti che si salvarono furono i pannelli, che vennero trasferiti al Palazzo dei Conservatori (attualmente Museo Capitolino), dove si trovano tutt'ora.

la targa sul luogo dove l'arco fu demolito |
Sulla facciata di Palazzo Fiano, quello una volta poggiante contro l'arco, venne collocata una grossa targa, che recita:
PAPA ALESSANDRO VII
RIPORTÒ VIA LATA, IPPODROMO DELLE FESTIVITÀ CITTADINE,
CHE ERA INGOMBRATO DA EDIFICI INTERPOSTI
E DEFORMATO DA QUELLI SPORGENTI,
AD ESSERE LIBERA E DIRITTA
PER PUBBLICA COMODITÀ E PER RAGIONI ESTETICHE
NELL'ANNO 1665 |
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una ricostruzione dell'aspetto antico dell'arco (1690) |